I VIAGGI DI CAPITAN MATAMOROS
Le fraternal compagnie fin dalla loro costituzione hanno avuto come prerogativa il viaggio, è così che comincia tutto nei secoli bui del teatro, con i giullari che attraversavano l’Italia per fare i loro cunti. E li facevano nelle piazze, nei mercati, nelle osterie, insomma ovunque fosse possibile raccogliere un po’ di gente e raccontare una storia, per dare una notizia, per divertire, magari per vendere qualcosa, spinti da una fame che, partendo dalla base del corpo diventava spirituale, univa attori e spettatori in un patto comune. Così nasce il teatro. Attori, spettatori e fame. D’altro canto il teatro per me ha costituito sempre l’opportunità, l’invito al viaggio verso i miei recessi, il detour antropologico tra culture e tradizioni che con la loro alterità parlassero a me stesso, mi parlassero di me stesso. Simbolo di questo viaggio è diventato negli anni il commediante campano Silvio Fiorillo in arte Capitan Matamoros, colui che per primo rielaborò e portò sulle scene la maschera di Pulcinella. Il perché di questa scelta dipende dal fatto che la maschera del capitano è stata la prima che ho approfondito nel mio lavoro attoriale ma è innanzitutto una maschera che Silvio Fiorillo costruisce prendendo spunto dai capitani di ventura che aveva conosciuto quando era arruolato nella legione straniera. Il tipo straniato del capitano, prototipo del più conosciuto Don Chisciotte de la Mancha, viene da lui e diventa per noi il nume tutelare totem di un tour culturale per diffondere la conoscenza di una tradizione che oggi dopo secoli ha ancora tanto da raccontare: “La Commedia dell’Arte” Il nostro Capitan Matamoros, infatti, è anche il rappresentante di un artigianato teatrale e di quel meticciato culturale che costituiva la maggiore peculiarità della Commedia dell’Arte e che si fa transcultura nel 900 grazie alle visioni dei padri delle prime avanguardie e alle sperimentazioni delle avanguardie degli anni 60. In tal senso quell’artigianato teatrale diviene espressione di un teatro antropologico che travalica le barriere letterarie per diventare esperienza umana, relazione, rappresentazione ed emanazione degli archetipi che riescono a comunicare oltre la parola.
Spettacoli-Prosa
BEPPE NAPPA E PULCINELLA DALLE DUE SICILIE CON AMORE
22/23-29/30 SETTEMBRE
Lo spettacolo nasce in un pomeriggio d’agostosulla spiaggia di San Lorenzo nella Sicilia orientale, dall’unione artistica ed umana diAlfio Sesto, navigato attore di strada, scrittore, artigiano e professore siciliano, eVincenzo Vassallo, giovane danzatore, poeta, orientalista e teologo napoletano. Lospettacolo, nato e cresciuto per le strade e le piazze della Sicilia, raccoglie ispirazionidai percorsi artistici dei due, ricercando l’unione tra il pre-moderno e il post-moderno, e portando insieme, in una piccola opera di Commedia dell’Arte contemporanea, il teatro di strada, la canzone classica napoletana, il cunto della tradizione siciliana, la danza contemporanea e di ricerca, le danze etniche e popolari, ed altre suggestioni libere, in un omaggio e tributo al Meridione d’Italia, alle sue tradizioni e alle sue contraddizioni. Pulcinella, in cerca di fortuna, si imbarca per l’America, ma, sbagliato traghetto, si ritrova in Sicilia. Spaesato, incontra Beppe Nappa, cantastorie e scansafatiche del luogo, che gli insegna a raccontare storie per sbarcare il lunario. Le storie, però, sanno essere più grandi di chi le racconta, e Pulcinella è colto da una fulminante realizzazione circa il suo amore nei confronti della sua terra, da lui tradita e abbandonata; e muore sul colpo di crepacuore. Oltrepassata la soglia tra la vita e la morte, Pulcinella si ritrova nell’Oltretomba, dove è invitato dalla Morte ad andare incontro al suo giudizio e al suo destino. Pulcinella, sfiorando con leggerezza temi universali come l’origine dell’uomo e il suo fine ultimo, tra mille peripezie tenterà in ogni modo di fare fessa la Morte.
Produzione: Nuovo Mediterraneo
Distribuzione: Associazione Teatrale Aisthesis
Testo: Alfio Sesto e Vincenzo Vassallo
Regia: Alfio Sesto e Vincenzo Vassallo
Musiche: Alfio Sesto e Vincenzo Vassallo
Danze: Alfio sesto e Vincenzo Vassallo
Consulenza: Luca Gatta
CRUDELE D’AMORE 13/14-20/21 OTTOBRE
L’azione si svolge in un’aula di tribunale dove, all’indomani dell’omicidio di Maria d’Avalos e Fabrizio Carafa, viene istruito il processo contro un unico imputato: Carlo Gesualdo principe di Venosa, marito di Maria. La scena è a pianta centrale, sul modello del teatro elisabettiano, e il pubblico è disposto intorno alla scena.
L’azione inizia con l’istruttoria guidata dal Maestro d’atti della Gran Corte di Vicaria Giovan Domenico Micena che raccoglie le testimonianze dei servi di casa Gesualdo, Silvia Albana e Pietro Bardotto – estratti dalla reale istruttoria – con l’allargarsi della rappresentazione le voci e le testimonianze si allargheranno e si sovrapporranno fino a rendere il racconto polifonico, come in un madrigale gesualdiano. Mentre i testimoni si avvicendano, raccontando ciascuno la propria versione dei fatti, i protagonisti rivivranno la storia del tragico amore - dal matrimonio felice di Gesualdo e Maria, di cui alcune testimonianze sono custodite all’interno dell’Archivio Storico del Banco di Napoli, fino al tradimento e al suo esito fatale - diventando sempre più immateriali, fino a rivelarsi nel finale come fantasmi della coscienza martoriata di Gesualdo, che, da grande madrigalista, orchestra alla perfezione la tragedia della sua vita. La storia di Carlo Gesualdo Principe di Venosa, che nella notte tra il 16 e il 17 ottobre 1590, fa irruzione nella camera di sua moglie, Maria D'Avalos, e fa scempio di lei e del suo amante Fabrizio Carafa, ha tutti gli elementi della tragedia shakespeariana. Su questi elementi l'autrice Stefania Bruno e il regista Luca Gatta hanno lavorato per costruire uno spettacolo barocco, che, recuperata la circolarità delle corti rinascimentali e del grande teatro elisabettiano, e abbandonate macchine ed effetti, trascinerà il pubblico all'interno di una vertigine fatta di quadri che si aprono uno dentro l'altro e di voci che si rincorrono trovando l'armonia solo quando sono intonate nel madrigale gesualdiano.
Lo spettacolo prevede anche una versione oratoriale con un ensemble ridotto e senza impianto scenico.
Produzione: Ass.Aisthesis regia: Luca Gatta drammaturgia: Stefania Bruno
Interpreti: Li.Co.S. (laboratorio internazionale di composizione scenica) Madrigalisti: Cersim
Diretttore:Ferdinando De Martino drammaturgia musicale: Gian Mario Conti drammaturgia vocale: Francesca Della Monica costumi: Capi Unici
scene: Associazione Aisthesis disegno luci: Maurizio Iannino
IL FATAL CONVITO 17/18-24/25 NOVEMBRE
La figura di Don Giovani ha stuzzicato la curiosità di, scrittori, drammaturghi, musicisti che hanno scandagliato questo tipo rimodulando a seconda dei secoli la sua vicenda. Don Giovanni non costituisce solo un personaggio, ma è un archetipo che a precorso i tempi ed è sopravvissuto ai secoli fino ad arrivare ai giorni nostri dove addirittura la maledizione del libertino è ricaduta sull’intera società creando un orientamento narcisistico che ormai intossica la maggior parte dei rapporti umani. In tutte queste variazioni l’alter ego di questo anti eroe è il suo servo che nel nostro itinerario verrà incarnato da Pulcinella con la sua comicità disarmante e la sua filosofia. Nella riduzione operata dal regista Luca Gatta, viene presentata la vicenda del iberino attraverso i momenti salienti dell’opera utilizzando il testo del Perucci come una sorta di canovaccio che dirige le improvvisazioni degli attori in scena recuperando una pratica pre letteraria e orale.
Sospeso tra la tragedia e la commedia, tra il popolo e la nobiltà, questo nucleo originario del mito di Don Giovanni presenta già tutti i caratteri e le tematiche propri della letteratura da esso scaturita: tanto la sfida del coraggio e dell'esuberanza vitale agli ombrosi misteri della morte e della religione, quanto la rovinosa e definitiva sconfitta dell’orgoglio. In tal senso ci siamo rivolti al testo del Prucci perché quando nel 1690 diede alle stampe il suo Convitato di pietra, aveva alle spalle la lunga consuetudine dei palcoscenici di Napoli con la fabula scenica, pertanto la sua variazione sul testo di Molier è interessante per la struttura che ricalca la commedia dell’arte e per i riferimenti popolari dell’immaginario Napoletano quale la vicenda del Capitano, il teschio presente al cimitero delle Fontanelle.
Regia: Luca Gatta
Attori: Li.Co.S.(Laboratorio internazionale di composizione scenica)
Scene: Iannino sas
Costumi: Ass. Teatrale Aisthesis
Durata: 40min
I cunti ra vrasera 15/16-22/23 Dicembre
Spettacolo musicale sulla tradizione campana , recupera le fiabe popolari trasmesse per tradizione orale da Giovan Battista Basile ne Lo Cunto De Li Cunti e propone al pubblico un ascolto di storie recitate tramite la lingua della tradizione, ma con frequenti interazioni con il pubblico al fine di fare si che vengano compresi i concetti più ermetici (dato il linguaggio arcaico del dialetto campano - al tempo stesso così musicale e affascinante).
Il racconto dei è squisitamente e interamente interpretato nella maniera più istrionica e giullaresca, secondo i canoni della tradizione teatrale intrisa di commedia dell'arte .
Gli intermezzi musicali sono il raccordo tra i vari momenti raccontati attraverso il repertorio delle villanelle e della musica popolare che crea un naturale interplay con gli spettatori.
La performance si apre con la presentazione del concetto di ''Cunto'' e si descrive brevemente il lavoro di Basile , già in una atmosfera giullaresca di forte relazione con il pubblico, per poi fluire direttamente nel racconto della fiaba in questione.
I tre Cunti scelti dalla compagnia sono i seguenti:
- La Mortella
- La Gatita Cenerentola
- La Vecchia Scorticata
*Lo spettacolo può prevedere un unico movimento in cui i tre punti si intrecciano o può dipanarsi in tre appuntamenti durante i quali vengono raccontati i singoli cunti ognuno della durata complessiva di circa 50 minuti .
Produzione: Associazione teatrale Aisthesis
Regia: MargheritaRomeo Messeri
Luca Gatta : Interprete e strumentista, cantante Margherita Romeo Messeri: Interprete cantante
SPETTACOLI-MUSICA
ITINERARI MUSICALI 22/23-29/30SETTEMBRE 6/7 OTTOBRE
Incontri musicali è un progetto della FS Event con la Direzione artistica di Raffaella Bellezza, che ha l'ambizione di innovare il recital pianistico unendo il repertorio pianistico del ‘900 a quello Contemporaneo. Attraverso l’esecuzione dei più celebri, innovativi compositori del secolo scorso da Debussy, Satie a Cage per poi passare a quelle del talentuoso compositore del nostro tempo, Umberto Ciccone. Le esecuzioni pianistiche sono affidate a Simone Maria Anziano e Umberto Ciccone. La struttura del seguente progetto prevede tre appuntamenti pianistici nel mese di settembre, cadenzato nelle seguenti date: 15, 22 e 29, presso la prestigiosa boutique di Tiziano Arena Pianoforti. L’esecuzione pianistica è affidata a Simone Maria Anziano ed Umberto Ciccone. I tre appuntamenti pianistici sono accompagnati da letture drammatizzate in cui sono narrate le vicende, aneddoti legati alla nascita sia delle composizioni del repertorio del ‘900 dei compositori Debussy, Satie, Cage, e sia delle composizioni contemporanee di Umberto Ciccone
Struttura
Primo intervento [17:01 min.]:
C. Debussy
n.1 Arabesque
Due preludi tratti dal primo libro:
- 6 Des pas sur la neige
- 10 La Cathédrale engloutie
Secondo intervento [14:44 min.]:
E. Satie
n.1-2 Gnossiennes
Cinque brani tratti dagli Sports et Divertissements:
- La Balançoire La Chasse
- Le Yachting
- La Pieuvre
- Le Feux d’artifice Embryons desséchés:
- d’Edriophthalma
n.1 Gymnopedie
Terzo intervento [18:07 min.]:
J. Cage
In a landscape (1948) [9:20 min.]
Dream (1948) [8:47 min.]
Pianisti: Simone Maria Anziano e Umberto Ciccone
Compositore: Umberto Ciccone
Coreografia: Zelia Guarini
IL CONVITATO DI PIETRA VARIAZIONI SULL’ARCHETIPO 13/14-20/21-27/28 OTTOBRE
Don Giovanni non costituisce solo un personaggio, ma è un archetipo che ha precorso i tempi ed è sopravvissuto ai secoli fino ad arrivare ai giorni nostri dove addirittura la maledizione del libertino è ricaduta sull’intera società creando un disturbo narcisistico collettivo che ormai intossica la maggior parte dei rapporti umani. La figura di Don Giovani ha stuzzicato la curiosità di, scrittori, drammaturghi, musicisti che hanno scandagliato questo tipo rimodulando a seconda dei secoli la sua vicenda. Attraverso questa itinerario è nostra intenzione ripercorrere alcune delle variazioni tematiche che ha subito la vicenda umana di Don Giovanni, dalla narrazione che il folklore ne ha fatto come nel caso della vicenda del Capitano il cui teschio è presente nel cimitero delle fontanelle, passando per il convitato di pietra di Petrucci, fino ad arrivare alle versioni di Mozart e di Giacomo Tritto. In tutte queste variazioni l’alter ego di questo anti eroe è il suo servo che nel nostro itinerario verrà incarnato da Pulcinella con la sua comicità disarmante e la sua filosofia.
IL CONVITATO DI PIETRA DI GIACOMO TRITTO
Questa farsa nacque come atto unico, suddiviso in due parti e venti scene, rappresentata per la prima volta a Napoli durante il carnevale del 1783 presso il teatro dei Fiorentini viene qui ripresa nella sua struttura originaria attraverso un operazione già tante volte effettuat da Raffaele Viviani e da Antonio Petito, e cioè una riscrittura in forma popolare dell’opera con un ensemble strumentale ridotto. La trama è quella nota, la scena si apre con Don Giovanni, che è venuto a sapere di un appuntamento di Donna Anna con il suo fidanzato Ottavio, si presenta nei panni di quest’ultimo sotto il balcone della ragazza con un gruppo di suonatori, per intonare la classica serenata. Fa quindi visita a Donna Anna, ma, scoperto, uccide in duello il padre della ragazza. Dopo questa notte drammatica, l’azione si sposta in campagna, dove Pulcinella e Lesbina si apprestano a festeggiare le nozze prossime. Don Giovanni insidia immediatamente la nuova coppia, seducendo Lesbina con la promessa di elevare la sua condizione sociale. Frattanto, il ministro di giustizia Dorasquez ordina l’arresto del libertino dietro le accuse di tre donne. In città le fantasticherie di Lesbina e di suo padre Bastiano, che vagheggiano il loro avvenire nobile, vengono interrotte dalla comparsa di Don Giovanni, che si sta rifugiando in una chiesa per scampare all’arresto. Lì il libertino trova il monumento funebre del defunto Commendatore, che lo invita a cena per bocca di Pulcinella. Don Giovanni e il suo servo si trovano quindi in un tempio, dove osa infrangere l’antico divieto di nutrirsi di cibi riservati ai morti. Accetta di stringere la mano del Commendatore, ma rifiuta di pentirsi, sprofondando perciò all’inferno. Del mito di Don Giovanni emerge prepotentemente il sostrato arcaico, in cui è centrale il tema della profanazione del regno degli estinti. Il protagonista arretra, come personaggio caratterizzato individualmente, di fronte alla debordante ambientazione popolare, che si esprime soprattutto attraverso i personaggi di bassa levatura sociale, tra cui,in primis, Pulcinella.
Libretto: Giovan Battista Lorenzi Compositore: Giacomo Tritto Elaborazione sonora : Manuel Lomazzo Regia:Luca Gatta
Attori: Salvatore Testa, Luca Gatta
Cantanti: Antonella Frinu, Maria Grazia Siniscalchi, Luciano Matarazzo.
Costumi : Associazione teatrale Aisthesis
CUNTI E CANTI DALLE TERRE DI SFESSANIA
SPETTACOLO-CONFERENZA DI COMMEDIA DELL’ARTE 3/4-10/11-17/18 NOVEMBRE
Molti associano Sfessania a “manifestazioni carnevalesche che, derivate da antichi rituali agricoli, si mostravano trasferite e degradate in aree urbane, pur conservando arcaiche connotazioni demoniache, ittifalliche ed erotiche”, fatto sta che da sempre Sfessania viene associato come luogo mitico alla commedia dell’arte e agli abitanti che la abitano: Le maschere. Un racconto favoloso, affascinante e sempre nuovo. Sotto le apparenze di una conferenza buffa si nasconde uno spettacolo affascinante che non muore mai, con a tratti il sapore di una dimostrazione scientifica curiosa e divertente.Il variopinto e turbolento mondo dei caratteri della Commedia dell’Arte e degli aneddoti che hanno accompagnato nei secoli la vita delle prime compagnie italiane di attori professionisti, viene ricostruito in questa favola-spettacolo-dimostrazione caratterizzata da momenti di divertente eppur profonda acquisizione culturale ed antropologica. Un viaggio tra i segreti del lavoro d’attore e insieme una ricognizione storica attraverso lo sguardo esterno degli spettatori e degli storici che cataloga e seleziona gli elementi della Commedia dell’Arte e ne fa strutture e necessità. Il tracciato si snoda, attraversando il mito della Commedia dell’Arte tra Ottocento e Novecento e le sue ragioni per arrivare all’ epifania dello Zanni, la prima maschera comparsa sulle tavole dei teatri anzi dei mercati d’Italia. Un racconto avvincente di una tradizione tutta Italiana, che ha dato i natali al teatro moderno Europeo.
Drammaturgia: Luca Gatta
Regia: Luca gatta
Attori: Margherita Romeo, Vincent Vassallo, Luca Gatta
Costumi : Associazione teatrale Aisthesis
LE PIÈGE DE MÉDUSE 1/2-15/16-22/23 DICEMBRE
La .prima rappresentazione .privata delta commedia lirica Le Piège de Méduse avvenne in casa dei signori Dreyfus, in rue de Ghazelle, a Parigi, alla finedel 1913 o all’ inizio del 1914 (la data varia a seconda delle testimonianze: potrebbe, in realtà, trattarsi della notte di san Siilvestro, il che concilierebbe tutte le ver- sioni). Assisteva a questa rappresentazione un gruppo di giovani amici di Roland Manuel, figlio della padrona di casa. Questa commedia lirica prevede in effetti sette brevi intermezzi musicali, danzati da uno scimpanzé. Per ottenere un suono deformato, Satie aveva inserito dei fogli di carta tra le corde del suo strumento. Per poter vedere Le Piège de Méduse su una pubblica scena dovranno passare oltre sette anni da quella sera del 1913; e ci vorranno anche una guerra - la Grande Guerra e la ventata liberatoria del movimento Dadàista. Benché, in questo testo di presentazione del 1913, egli stesso avesse presentato il Barone Medusa come un suo autoritratto, Satie non apprezzò affatto che, per interpretarlo al Théàtre Michel, Pierre Bertin rivestisse i suoi panni e imitasse la sua voce e i suoi tic. Benché quest'attore facesse parte della ristretta cerchia dei suoi intimi, per qualche tempo gli tolse il saluto. L’insidia di Medusa non è solo una sorprendente anticipazione del teatro dell’assurdo degli anni Cinquanta, quale risulta obiettivamente dalla recensione inconsapevole di Francis Jourdain.In una successione di sequenze che si alternano con la logica implacabile dei sogni (ogni timore è puntualmente giustificato dall’immediato avverarsi della situazione te- muta), assistiamo ai vani sforzi del protagonista per comunicare, o meglio, secondo l’espressione di Satie, per sentirsi in intima comunione con chi gli sta intorno. Anziché un mezzo di trasmissione del pensiero, il linguaggio si rivela un temibile ostacolo. L’assurdo delìe situazioni mette in rilievo inoltre qualche verità elementare: per esempio, come le discriminazioni sociali siano funzione delle convenzioni linguistiche e viceversa. Per ristabilire le distanze con il suo cameriere, è sufficiente infatti che il barone ripristini l’uso del - lei -, al posto del cameratesco - tu -, accordato in un momento di debolezza. Quanto al famoso piège - l'insidia che il barone tende al giovane e stolto aspirante alla mano di sua figlia, osserviamo che Astolfo si conquista le simpatie di Medusa, rispondendo con disarmata innocenza a una domanda imprevedibile (-Lei sa ballare su un occhio-. No -). Satie celebra qui, secondo la critica, la liturgia della castità intellettuale... Rinunciare ad essere intelligenti.
Drammaturgia: Erik Satie
Musiche: Erik Satie
Pianista: Simone Maria Anziano
Attori: Margherita Romeo, Salvatore Testa, Luca Gatta
Danzatore: Angelo Casaburi
Coreografia: Zelia Guarino
Costumi : Associazione teatrale Aisthesis
Scene: Associazione Teatrale Aisthesis
